mag 22

Il Salotto di Mao09/05/09
(www.cortocorto.itpuntata numero diciassettein collaborazione con www.vitaminic.it)
 

A maggio il mondo è bello e invitante di colori, diceva Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ormai molti anni fa. E in effetti il colore non è mai mancato al Salotto di Mao, nemmeno in questo freddissimo inverno che, fortunatamente, è definitivamente alle spalle.
 
Figuriamoci, quindi, se poteva mancare lo scorso sabato, in una serata di vivace primavera, senza pioggia (o ero ubriaco?) e con “La Festa” come argomento. Il Salotto, infatti, è stato bello pieno, e ha spaccato di brutto, come sono soliti dire i cari Santabarba. Lo staff, tanto per cominciare, era al completo come non accadeva da tempo, e se per Guido Catalano abbiamo ormai finito gli aggettivi di elogio, qualcosa va detto sul rinnovato Domenico Mungo. Sarà per il clima, sarà per la riforma che il suo numero ha vissuto – per la cronaca, sabato ci ha regalato un confronto filologico e semiotico tra You gotta fight for your right dei Beastie Boys e un a me ignoto pezzo dei fossanesi Marlene Kuntz – o sarà perché il professore è tornato in cattedra a esercitare la carica di Professore, ma il buon Dome è parso in forma smagliante, al pari di un mio idolo personale, quel Bobo Boggio che sabato ci ha estasiato con la sua voce sempre giovane e cattiva (in senso buono, per carità).
 
Lo stesso dicasi per Toni Mancino, cantante hip hop che ha deliziato durante e dopo lo show con le sue rime, e per Daniele De Marco aka il Pocket aka il Rocket aka Tasca aka il fratello del Metal, che col suo basso gigante ha fatto sua l’imperitura Bad. Riuscendo, per altro, anche a nascondere qualche limite nell’esibizione del suo compagno di featuring, ovvero Enrico Mazzone detto Mazzo, prossimo al trasferimento in Danimarca e visibilmente emozionato davanti alla sempre più numerosa platea del Fluido.
 
Ma l’immagine che, personalmente, credo rappresenti meglio quanto sabato è accaduto al Salotto è in una lampada. Più precisamente, quella puntata sul povero Gege. Il calore pazzesco emesso da quella luce, infatti, oltre ad aver quasi bruciato una parte di scenografia, ha reso il nostro chitarrista preferito una autentica maschera di sudore, fracico dalla testa ai piedi.
 
A fine serata, così, il buon Gege pareva essere uscito da un inaspettato tuffo in piscina vestito. E la cosa, se non è affatto piaciuta al diretto interessato, è invece andata parecchio bene al sottoscritto.

 

Se una rondine non fa primavera, ho pensato, un sudore di Gege fa quasi estate. Fiestaaaaa!

 

Claudio Pizzigallo
 

 
 
ascolta la puntata in streaming


 

 
 

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