mag 22

Il Salotto di Mao09/05/09
(www.cortocorto.itpuntata numero diciassettein collaborazione con www.vitaminic.it)
 

A maggio il mondo è bello e invitante di colori, diceva Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ormai molti anni fa. E in effetti il colore non è mai mancato al Salotto di Mao, nemmeno in questo freddissimo inverno che, fortunatamente, è definitivamente alle spalle.
 
Figuriamoci, quindi, se poteva mancare lo scorso sabato, in una serata di vivace primavera, senza pioggia (o ero ubriaco?) e con “La Festa” come argomento. Il Salotto, infatti, è stato bello pieno, e ha spaccato di brutto, come sono soliti dire i cari Santabarba. Lo staff, tanto per cominciare, era al completo come non accadeva da tempo, e se per Guido Catalano abbiamo ormai finito gli aggettivi di elogio, qualcosa va detto sul rinnovato Domenico Mungo. Sarà per il clima, sarà per la riforma che il suo numero ha vissuto – per la cronaca, sabato ci ha regalato un confronto filologico e semiotico tra You gotta fight for your right dei Beastie Boys e un a me ignoto pezzo dei fossanesi Marlene Kuntz – o sarà perché il professore è tornato in cattedra a esercitare la carica di Professore, ma il buon Dome è parso in forma smagliante, al pari di un mio idolo personale, quel Bobo Boggio che sabato ci ha estasiato con la sua voce sempre giovane e cattiva (in senso buono, per carità).
 
Lo stesso dicasi per Toni Mancino, cantante hip hop che ha deliziato durante e dopo lo show con le sue rime, e per Daniele De Marco aka il Pocket aka il Rocket aka Tasca aka il fratello del Metal, che col suo basso gigante ha fatto sua l’imperitura Bad. Riuscendo, per altro, anche a nascondere qualche limite nell’esibizione del suo compagno di featuring, ovvero Enrico Mazzone detto Mazzo, prossimo al trasferimento in Danimarca e visibilmente emozionato davanti alla sempre più numerosa platea del Fluido.
 
Ma l’immagine che, personalmente, credo rappresenti meglio quanto sabato è accaduto al Salotto è in una lampada. Più precisamente, quella puntata sul povero Gege. Il calore pazzesco emesso da quella luce, infatti, oltre ad aver quasi bruciato una parte di scenografia, ha reso il nostro chitarrista preferito una autentica maschera di sudore, fracico dalla testa ai piedi.
 
A fine serata, così, il buon Gege pareva essere uscito da un inaspettato tuffo in piscina vestito. E la cosa, se non è affatto piaciuta al diretto interessato, è invece andata parecchio bene al sottoscritto.

 

Se una rondine non fa primavera, ho pensato, un sudore di Gege fa quasi estate. Fiestaaaaa!

 

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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apr 27

Il Salotto di Mao25/04/09
(www.cortocorto.itpuntata numero quindiciin collaborazione con www.vitaminic.it)
 

 

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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apr 20

Il Salotto di Mao18/03/09
(www.cortocorto.itpuntata numero quattordiciin collaborazione con www.vitaminic.it)
 

Come reagireste se un sabato sera – magari al Fluido per il Salotto di Mao, per esempio – sentiste e vedeste un uomo vestito di scuro, i capelli molto corti, lo sguardo e la voce da duro che parla del “sempre rimpianto Benito Mussolini”?
 
E se, invece, quello stesso sabato sera doveste esibirvi di fronte a un pubblico giovane e alternativo quanto basta, e mentre fate della chiara ironia su personaggi storici che, giustamente, odiate più di qualsiasi altra cosa al mondo – diciamo, chessò, Mussolini? – spuntasse uno dei suddetti giovani alternativi e vi interrompesse sul più bello, facendovi perdere il filo del discorso e la tensione scenica del momento perché non ha capito una mazza e pensa che voi siate sinceramente nostalgici del Ventennio fascista?
 
Sta nelle risposte alle suddette domande il giudizio che ciascuno di voi può emettere, solo davanti al pc, riguardo allo spiacevole episodio di sabato scorso, che ha visto come protagonisti il dottor Domenico Mungo e un ragazzo a me sconosciuto che, durante l’editoriale munghiano, si è lamentato ad alta voce dell’espressione di cui sopra, al grido di “ma come rimpianto? Siamo anche vicini al giorno della Liberazione!”. Intervento ineccepibile, almeno in teoria. Se non fosse che, pur concedendogli l’attenuante di non essere mai venuto al Salotto, un primo sguardo in sala, dove si manifestavano solo sorrisi che spuntavano fuori da felpe col cappuccio, avrebbe dovuto fargli balenare il dubbio di non essere capitato in un covo di allegri nazifascisti, bensì in un luogo dove l’ironia e il sarcasmo non conoscono limiti di sesso, razza, religione o credo politico.
 
Detto questo, il tema della serata era l’Inghilterra, l’amico Dave Timson ha estasiato i presenti con varie canzoni degli Oasis e la serata, screzi a parte, è filata liscia tra ottime performance di Mao, Santabarba e Antimusica.
 
Ma, purtroppo per voi, la mia deontologia giornalistica mi impone di dare la precedenza alle notizie.
 

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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apr 13

Il Salotto di Mao11/03/09
(www.cortocorto.itpuntata numero trediciin collaborazione con www.vitaminic.it)
 

La fede. L’argomento della puntata dello scorso Salotto di Mao era la fede, un tema che a confronto l’America, la rivoluzione, il denaro e compagnia cantando erano robetta da ridere.
 
La fede. Nella settimana di Pasqua, per giunta. O per scelta consapevole, chissà.
 
Sta di fatto che sabato, al Fluido, si è respirata un’aria strana, quasi di disagio. Per carità, Mao e i Santabarba hanno suonato benissimo tutti i loro pezzi, da Nietszche che dice a Easy, da Heaven a Faith. In effetti, il mix Stand by me-Pregherò mi ha lasciato un po’ di stucco, ma come è noto il grande Mao ci gode proprio a mettere in mezzo il Molleggiato, in qualsiasi modo (pare ci abbia persino fatto la tesi di laurea…). E, ci mancherebbe, anche il buon Antimusica ci ha deliziato con un pezzo su Dio, “che se c’è è un tipo regolare, se hai bisogno di una cartina lui ce l’ha, se ti serve un filtrino lui l’ha già fatto”.
 
Ma, nonostante tutto, la mia impressione è stata che la stessa parola “fede” era stonata, in un contesto che, pur privo di Guido Catalano e dell’influenzato Mungo, si prestava a toni ben più allegri.
 
Conclusione: la mia fidanzata si è persa quasi del tutto la serata, colta da un malore improvviso (e mentre io vincevo al quiz la sua sedia era tristemente vuota). Ma soprattutto, il giorno dopo, Cello, un amico di vecchissima data mio e dei Santabarba, mi ha fatto vedere Zeitgeist, un documentario che smonta pezzo per pezzo tutte le credenze legate alla religione cristiana.
 
Non che prima io fossi credente, certo, ma a fine visione un dubbio mi ha assalito: “Non sarà che la fede porta rogna, agli altri ma a volte persino a sé stessa?”.
 

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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mar 30

Il Salotto di Mao28/03/09
(www.cortocorto.itpuntata numero dodiciin collaborazione con www.vitaminic.it)
 

Era il denaro l’argomento della puntata del Salotto di Mao, sabato scorso. La pecunia, i soldi, il cash, il grano o la grana, l’argent o come diavolo si scrive. Insomma avete capito, spero.
 
E spero altresì che comprendiate il mio stupore, quando, all’annuncio di Mao a inizio puntata, ho erroneamente capito che l’argomento del Salotto era quel pazzo di Den Harrow, quello che all’Isola dei Famosi rubava il cibo ai compagni per poi piangere, al momento della resa dei conti, come un bambino obeso a cui vengano tolte le merendine da un giorno all’altro.
 
Ma per fortuna che esiste la musica. Dopo la poesia del rientrante Guido Catalano, che – chiedo venia – ho ascoltato distrattamente, mentre continuavo a chiedermi “Mao dev’essere rincoglionito, come fa a scegliere Den Harrow come argomento del Salotto? E quei fessi dei Santabarba, possibile che non gli abbiano detto che era una stronzata?”, è infatti intervenuto il taumaturgico potere delle sette note. Che, come un deus ex machina, ha sciolto il nodo di Gordio (e con questa doppietta spero di aver fatto felice anche la mia prof di latino e greco del liceo), facendomi capire che non era Den Harrow, bensì il ben più vituperato denaro il tema della puntata.
 
Dopo un sospiro di sollievo (“Meno male, allora i ragazzi non sono del tutto impazziti a forza di stare su Raidue”), mi sono quindi messo ad ascoltare Money, that’s what I want e Lady Madonna dei Beatles, Per una lira di Battisti, Desire degli U2 e Spendi spandi effendi dell’indimenticabile Rino Gaetano.
 
E sapete una cosa? Oltre al vino rosso, c’è solo una cosa in grado di farti assaporare al meglio la bellezza della buona musica. Non vincere al quiz di Mungo contro l’imbarazzante Antimusica, non la soddisfazione di ricevere complimenti da sconosciuti (comunque impagabile), non la compagnia dei propri affetti più cari. No.
 
Ciò che ti fa gustare la musica con un entusiasmo incredibile, paragonabile come detto solo all’ebbrezza del vino, è la consapevolezza che mai e poi mai i tuoi amici sceglieranno Den Harrow come argomento del Salotto di Mao.
 

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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mar 23

 

 

 
Il Salotto di Mao21/03/09
(www.cortocorto.itpuntata numero undiciin collaborazione con www.vitaminic.it)
 
L’avevo detto, anzi ne avevo fatto l’argomento del post della settimana scorsa, e non sono stato smentito. Era impossibile che i nostri eroi si ripetessero sugli stessi himalayani livelli della scorsa settimana, e così è stato.
 
Tuttavia, se volessi essere onesto, direi che il tema del Salotto di Mao di sabato 21, il giardino, era di quelli che stuzzicano il palato. E aggiungerei che la scelta dei pezzi, da Lemon Tree dei Fools Garden a Whatever mista a Octopus Garden (di chi? faccio finta di non aver sentito…), da Black Hole Sun dei Soundgarden a Fiori Rosa, Fiori di Pesco, è stata particolarmente curata e ben eseguita, soprattutto dall’ospite di turno, l’eccezionale trombettista Giotto from El Tres de Soledad (oltre a varie altre prestigiose band, Google ce l’avete anche voi…). E sorvolerei sul fatto che, dovendo scegliere una canzone di Battisti, forse I Giardini di Marzo era un tantinello più in linea con il tema e con il momento.
 
Potrei poi ribadire il mio immenso apprezzamento per Valeria m’hai lasciato e chissà con chi limoni di Antimusica, la cui potenza è in grado di trasmettere energia allo stato puro anche dopo averla ascoltata decine di volte.
 
Infine, potrei rivendicare la mia ennesima vittoria nel quiz settimanale, ai danni proprio di Antimusica, o parlare con gioia del bel momento in cui dalle retrovie del Fluido è comparso, tra le note di Happy Birthday, il cocktail preferito di Mat dei Santabarba, che sabato compiva 27 anni, roba che nemmeno Marilyn Monroe per JFK…
 
E invece no. Non voglio parlare bene del Salotto di sabato scorso. Sono troppe settimane, ormai, che non faccio partire nemmeno una piccola, minuscola critica contro Mao, i Santabarba, Domenico Mungo e compagnia cantando (o recitando, o sproloquiando…). E allora mi sento quasi in dovere di dire qualcosa di negativo su quanto successo l’altro giorno.
 
Perciò me la prenderò con i musicisti che hanno quasi sbagliato la chiusura di Octopus Garden, a cui, tra l’altro, è stato persino aggiunto un verso che nell’originale non c’è proprio (sacrilegio!). Ma soprattutto me la prenderò con la mia vittima preferita, il Dottor Mungo, che da quando esiste il suo (e mio!) concorso non ha mai fatto una domanda la cui corretta alternativa di risposta non fosse la C, o la 3, o insomma l’ultima…
 
Insomma, una puntata molto al di sotto degli standard abituali. E, si badi bene, non lo sto affatto dicendo perché, a show finito, mi sono ritrovato davanti la mia reverendissima capa (nel senso del boss, non della testa, eh?!), incontro che mi ha fatto sentire come uno spogliarellista che incontra tra il pubblico la propria insegnante di lettere. Ci mancherebbe, non mi imbarazzo di fronte a nulla, io!
 

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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mar 16

 

 

 
Il Salotto di Mao14/03/09
(www.cortocorto.itpuntata numero dieciin collaborazione con www.vitaminic.it)
 
Forse dovrei smetterla di andare al Salotto di Mao.
 
No, non è successo niente di grave, anzi. Ed è proprio questo il punto.
 
Difficilmente, infatti, potrò ancora assistere a una puntata perfetta come quella di sabato scorso. Sì, ho detto perfetta, e allora? Non si può?
 
Avreste dovuto esserci tutti, credetemi. Un’esperienza quasi mistica. Dopo la sigla, splendida come sempre, si è subito palesato nientepopodimenochè DJ Francesco (anche se qualcuno ha malignato, sostenendo che si trattasse di Antimusica travestito), che da bravo tamarro non ha perso occasione per mettere paura al malcapitato Gege, con il tormentone “Perché la musica batte sul…? Batte sul?” a cui il povero biondino ha risposto con un timido “Sul due, sul due!”.
 
Il fattore che più ha contribuito a rendere splendida la serata in riva al Po, tuttavia, è stato il tema della puntata: la rivoluzione. L’aspirazione di tutti i giovani (o almeno di quelli che piacciono a me), infatti, è stato il fuoco sacro che ha scaldato i cuori e i cervelli di tutti coloro che sono saliti sul palco.
 
A partire proprio da Mao e i Santabarba, naturalmente, che dopo una corale “Revolution” dei Beatles hanno lasciato che a esaltare il pubblico presente fosse la voce vellutata del già citato Gege. Il quale si è esibito in una versione di “Talkin ’bout Revolution” che avrebbe fatto venire la pelle d’oca alla stessa Tracy Chapman.
 
Giusto il tempo di asciugarsi un’inopinata lacrima, che già toccava a un altro idolo delle folle (soprattutto quelle femminili…): Alberto Bianco Mr. Detox, directly from Malibu Stacey. Il bellone di Moncalieri, per l’occasione, ha voluto regalare una pillola di gioventù a me e ai miei coetanei con la mitica “Basket case”, che ha dato risalto alle sue indubitabili qualità canore e nel contempo ha esaltato quell’autentico prodigio della scienza e della tecnica che risponde al nome di Claudio De Marco. Meglio noto come il Metal.
 
Infine, dopo la mia consueta vittoria al quiz ideato e condotto dal grande Domenico Mungo (anche se il vincitore morale, lo ammetto, è stato il pazz(esc)o Trauma, e chi sa sa…), è arrivata la solita classe di Antimusica. Michele, che in effetti somigliava abbastanza a DJ Francesco, ha infatti deliziato i nostri palati con una struggente canzone d’amore, dall’eloquente titolo “Meglio 100 giorni da pecorone che 200 a pecorina”. E poi via, giusto il tempo dell’ottima performance di Mat con “Mexico” dei Cake e, senza che me ne accorgessi, era già terminata la più bella serata di questo freddo, freddissimo inverno, che per fortuna ci ha salutato in anticipo.
 
Va beh, dai, sabato torno, ma solo perché, nell’emozione, ho dimenticato la sciarpa al Fluido.
 

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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mar 09

 

 

 

 
Il Salotto di Mao07/03/09
(www.cortocorto.itpuntata numero novein collaborazione con www.vitaminic.it)

La casa. Il mondo delle piccole cose… le tue. Che ti aspettano sempre e che ti assomigliano come i cani ai padroni nella prima scena della Carica dei 101.

Anzi, a dirla tutta, non sono solo gli oggetti che riempiono la tua casa, ad assomigliarti. Sì, perché, a un certo punto, ti rendi conto che anche le persone che passano, si fermano e lasciano segni del loro passaggio a casa tua diventano parte della tua vita, delle tue abitudini. Della tua casa.

E la stessa cosa capita anche a Il Salotto di Mao. Che ogni sabato sera, al Fluido, diventa per qualche ora la casa di chi viene a trovare Mao e i Santabarba. E i loro ospiti, naturalmente.

Quelli abituali, innanzitutto. Come Domenico Mungo, che sabato ha imperversato, giustamente, in un’approfondita invettiva contro il peggio che c’è a casa (cosa) nostra, ovvero la mafia. Oppure come Antimusica, il ritardatario (categoria che non manca in nessuna casa) che non ha partecipato alle prove e che ha dovuto quindi improvvisarsi nelle vesti di attore che legge e non canta (non che in genere sia Pavarotti, ma tant’è…).

Ma anche quelli che sul divano metaforico di Mao non si sono mai seduti, e che all’inizio sono un po’ titubanti ma poi si sciolgono e si tolgono (sempre metaforicamente, per carità) le scarpe. E qui il riferimento è per Arsenio Bravuomo, che ha sostituito l’amico (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro) Guido Catalano, senza farlo rimpiangere affatto. Anzi, Catalano chi?

E infine, come in ogni casa, capita di accogliere i propri parenti. Azzeccatissima, quindi, la definizione che Mao ha affibbiato ad Ale Muner dei Brigata Torquemada: “nostro cugino”, ma fortunatamente non quello che conosce una mossa che se te la fa dopo tre giorni muori…

Insomma, come ogni sabato mi sono reso conto che al Salotto, tra una canzone e un quiz (vinto, as usual), tra una poesia e un monologo, ci si può davvero sentire come a casa.

Manca solo di mettersi a cucinare una spaghettata di mezzanotte. Ma, del resto, stiamo parlando del Salotto di Mao, non della casa delle libertà, dove – come dicevano al Pippo Chennedy Show – “facciamo un po’ come cazzo ci pare”.

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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mar 02

Il Salotto di Mao28/02/09
(www.cortocorto.itpuntata numero ottoin collaborazione con www.vitaminic.it)

Mancava solo Trezeguet, sabato sera al Fluido. E sarebbe pure arrivato, se non fosse che fino alle dieci e mezza aveva un mezzo impegno all’Olimpico di Torino, e – sapete com’è – tra doccia, interviste e traffico non ce l’ha proprio fatta ad arrivare in tempo a Il Salotto di Mao.

Un vero peccato, perché l’argomento della serata era la Francia, materia di cui David è piuttosto esperto.

Ad ogni modo, la serata è stata tres jolie, ricca di coupes de theatre, e mi sono divertito beaucoup. Un bel risultato, se si considera che, a parte Pennac, Platini (entrambi di origine italiana) e pochi altri, a me della Francia piace ben poco.

Epperò il medley (pot-pourri?) La vie en rose – Lupin prima versione, splendidamente interpretato da Maya Giglio della Soulful Orchestra, in collaborazione vocale con Mat dei Santabarba, mi ha davvero emozionato. Così come Champs Elysees in stile NoFX (coi magici fiati di Ale e Ste della Brigata Torquemada), che mi ha riportato ai bei tempi andati in cui mi sentivo giovane e forte…

Poi, però, è arrivato le professòr Mungò. Che, in un editoriale come al solito per cuori forti, mi ha ricordato i recenti accordi coi transalpini circa il nucleare (con annessa gaffe del nostro premier). E, in un attimo, mi sono ricordato che, in fondo in fondo, il mio scarso affetto per i cugini d’Oltralpe qualche fondamento razionale ce l’ha.

Perciò, dopo aver agilmente vinto il mio quiz settimanale, sono scappato via prima del gran finale, mi sono diretto seduta stante (in macchina stare in piedi è difficile) al Consolato di Francia in via Roma, e lì ho atteso qualche minuto, finché dal mio stomaco sono usciti, in sequenza come un fulmine e un tuono, un rumore e un odore notevoli, e non del tutto gradevoli.

Dopodiché ho lasciato un bigliettino davanti all’ingresso, con su scritto: “E voi beccatevi le mie scor(i)e”.

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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feb 16

Il Salotto di Mao14/02/09
(www.cortocorto.itpuntata numero seiin collaborazione con www.vitaminic.it)

Quando facevo seconda media, l’insegnante di lettere ci affidò un compito piuttosto particolare. Ci disse di scrivere una pagina di diario del cuore, e aggiunse che poi avremmo dovuto leggerla davanti alla classe. Classe che, per la verità, era composta da pochissime ragazze, e da uno stuolo di maschi arrapati, casinisti e anche parecchio tamarri.

Logico, quindi, che, a parte le fanciulle, nessuno osò scrivere anche solo una riga, per paura di essere accusato di scarsa virilità. “Non vorrai mica fare quel compito da ricchioni?!” fu la reazione del mio amico Gaetano, quando gli confidai che, in effetti, io la volevo quasi scrivere quella pagina. Ma, davanti a un consiglio così aggraziato e profondo, rinunciai, aggregandomi al resto del gregge.

Il giorno dopo, al momento della resa dei conti (e dei compiti), la professoressa chiese se c’era qualcuno disposto a leggere il proprio elaborato di fronte ai compagni. E venne così subito a galla il rifiuto della preponderante componente maschile di lasciarsi trascinare in un compito così poco “da uomini”, nonostante in venti non avessimo i peli per coprire un mento.

Lei, però, non si scompose affatto. Essendo cresciuta in un quartiere di Napoli dove l’abbandono scolastico era la norma, non era affatto stupita da un comportamento così ostile nei confronti di un semplice compito. E, anzi, ci disse: “Ma quanto siete scemi? Possibile che nessuno abbia avuto l’idea di scrivere una roba come – Caro diario, scusa ma oggi non ho proprio voglia di fare niente, quindi non scrivo e mi metto a dormire?”.

Mi mangiai le mani per mesi, forse addirittura per anni, rimproverandomi di non aver avuto un’idea tanto semplice e al contempo tanto geniale, che mi avrebbe fatto prendere un bel voto e soprattutto guadagnare la sempiterna stima dei miei compagni di classe.

Per questo, anche se sabato non sono andato a Il Salotto di Mao, a causa di un romantico week end al mare con la mia fidanzata, non potevo proprio rinunciare al mio (e spero vostro) appuntamento settimanale su questo sito. E già che c’ero, ne ho approfittato per condividere il ricordo del più grande rimpianto della mia carriera di scrittore. Per ora, almeno.

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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feb 09

Il Salotto di Mao07/02/09
(www.cortocorto.itpuntata numero cinquein collaborazione con www.vitaminic.it)

Di serate così non se ne vedono più, neanche in tivù”. È doveroso ricorrere a una citazione della sigla, per rendere l’idea del clima che si è respirato sabato sera a Il Salotto di Mao.

Per chiarirci, basti dire che persino il solitamente ampolloso Jo Coltreni è risultato incisivo e apprezzabile, nel suo comunque improbabile appello ai giovani affinché comprino più dischi e meno droga.

Sì, perché l’argomento della puntata erano appunto le sostanze psicotrope. E, a ben pensarci, non è da escludere che durante il soundcheck Mao e i Santabarba abbiano spruzzato qualche stupefacente nell’aria per meglio ammansire il pubblico. Sta di fatto che la spontaneità delle esibizioni di Mat, Gege e del Metal, ben supportati dagli spumeggianti Brigata Torquemada, ha stupito persino chi, come il sottoscritto, di loro concerti ne ha visti qualche centinaio.

Certo, un paio di errorini qua e là ci sono stati, ma sono serviti a rendere ancor più vivace una serata che ha lasciato dietro di sé una scia (o, considerato il tema, forse meglio una pista…) di entusiasmo e leggerezza che nemmeno l’acqua che aiuta a fare tanta plin plin.

Una citazione d’obbligo va poi a Estel Luz, la cui voce sempre ammaliante ha provocato effetti simili a quelli delle droghe citate nel loro intervento dall’inedito e spassoso duo Antimusica-Mungo, per gli amici Antimungo.

Insomma, prima di cadere in un elogio che puzza di piedi (leggi culo), un’ultima considerazione: ma non saranno l’energia e la spontaneità che solo certi live sanno dare a rendere ancor più difficile la vendita di alcuni dischi un po’ piattarelli e costruiti in laboratorio da equipe di scienziati della musica? Ovvero, per dirla con le parole di Coltreni, è ancora possibile che i giovani tornino a spendere soldi per i dischi e “la smettano di scaricarli su sto cazzo di eMule”?

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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feb 02

 

 

 
Il Salotto di Mao31/01/09
(www.cortocorto.itpuntata numero quattroin collaborazione con www.vitaminic.it)
 
Metto ufficialmente agli atti la mia protesta. E la mia accusa ha un volto, temibile, e un nome, ancor più temibile: Domenico Mungo.
 
Nella puntata di sabato scorso de Il Salotto di Mao, infatti, sono stato vittima di un complotto demoplutocratico ordito dal succitato Domenico Mungo, con lo scopo palese di farmi perdere nel mio quiz settimanale “Sfida il Pizzigallo – Chi vuol essere Domenico Mungo?”, a favore di uno squallido avversario che risponde al nome di Matteo R.
 
In una puntata dedicata alla carriera, resa scoppiettante da un Paolo Parpaglione in forma strepitosa e bella potente da Andrea dei Mescaline, si è assistito a scene che nemmeno nel celebre Quiz Show di Robert Redford. Subito dopo aver detto peste e corna di coloro che aspirano a fare carriera, l’imputato (professore, scrittore, ultrà, critico…) ha infatti messo in scena un quiz farsa, reso possibile dalla complicità di un membro dei Santabarba (non dirò il nome, ma solo che suona il basso e canta).
 
Mungo: “Quale calciatore ha segnato in carriera più di mille gol: un minchione qualsiasi, Pinco Pallino o Edson Arantes do Nascimiento in arte Pelè?
 
Io mi prenoto nettamente prima del mio avversario, ma il Santabarbino interviene: “Tocca a Matteo, tocca a Matteo!
 
Matteo R.: “Giassimiento, lì…
 
Mungo: “Risposta esatta!
 
Questo giusto per rendere l’idea della gravità della congiura contro di me. Dunque, chiunque voglia unirsi a me nella protesta, non ha che da lasciare un commento al fondo di questo pezzo. Solo così potremo portare un po’ di giustizia in questo covo di truffatori che è la Torino by night.
 
La lucha sigue, no pasaràn!
 
P.S.: nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo, la puntata de Il Salotto è stato davvero splendida, a parte tutto.
 
Claudio Pizzigallo
 
 
 
 
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gen 24

 

 

 
Il Salotto di Mao24/01/09
(www.cortocorto.itpuntata numero trein collaborazione con www.vitaminic.it)
 
Vi è mai capitato di essere contenti? Mi spiego meglio: vi è mai capitato di essere contenti senza un vero motivo? Sorridete agli estranei, accarezzate i cani che incrociate, fischiettate come fringuelli, senza che niente sia cambiato dal giorno prima, quando invece eravate incazzati come bisce e nervosi come pit bull affamati?
 
A me è successo sabato sera, a Il Salotto di Mao.
 
Eppure, a ben guardare, avrei avuto più di un motivo per non essere pienamente soddisfatto. Catalano ha faticato come un mulo per finire di leggere la sua poesia, squassata da colpi di tosse degni di un tisico. Una cinquantina di ultras della Fiorentina mi ha fatto desistere dall’intento di sbeffeggiare Mungo dopo l’immeritata sconfitta della Viola contro la Juve. E il quiz che mi vede protagonista si è trasformato in un teatrino privo di stimoli, a causa di un meccanismo ancora da rodare (anche qui colpa di Mungo, che in domande tipo “Chi ha scritto Delitto e Castigo?” pone come alternative Dostoevskij, Tex Willer e Chuck Norris).
 
Eppure sono uscito dal Fluido con un sorriso stampato sulle labbra, manco avessi fatto gli sciacqui col gas esilarante. E, in effetti, mi ero divertito parecchio.
 
Sarà stato perché il monologo di Jo Coltreni, piazzato a inizio show, ha (quasi) il suo fascino. O sarà stato perché il pezzo (anzi, conoscendo il personaggio meglio dire la canzone) di Antimusica su Kakà, “il calciatore che in discoteca non va”, mi ha piegato in due dalle risate. O, ancora, perché Mao e i Santabarba hanno suonato meglio di come avevano fatto poche ore prima su RaiDue. Fatto sta che, nonostante gli svarioni, la serata mi è piaciuta “come l’ombra di un albero d’estate”.
 
Segno che lo show più popolare del sabato sera sta diventando sempre più figo.
 
Certo, a meno che io non sia totalmente rincoglionito.
 

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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gen 19

Il Salotto di Mao17/01/09
(www.cortocorto.itpuntata numero duein collaborazione con www.vitaminic.it)

Adesso vorrei una decina di milioni di euro, una villa sulla luna e l’elisir dell’eterna giovinezza.

Vien da esprimere desideri impossibili, dopo aver assistito, sabato scorso, a una delle puntate migliori de Il Salotto di Mao, sette giorni dopo il mezzo flop di cui si è parlato la settimana passata.

Sabato, infatti, tutto è filato via per il meglio: è tornato il sommo Catalano, Jo Coltreni è stato meno fumoso di altre volte, Cato ha elettrizzato, Paolo dei Fonz ha riverberato, e il professor Mungo ha scosso gli animi con un editoriale bello aggressivo, come piace a noi.

Secondo alcuni, parte del merito andrebbe ascritta al tema della serata, l’America, che ha tirato tutta la grinta e la passione fuori dai cuori di chi ha calpestato quei due metri quadri di palcoscenico. Ma la mia opinione è un’altra.

Secondo me, invece, ciò che ha fatto girare il delicato meccanismo nel verso giusto è stato un’insieme di cose, la principale delle quali è andata in onda qualche ora prima su RaiDue. La presenza a Scalo 76 di Mao e i Lasuaband, come da mantra ossessivamente ripetuto da Federico Russo (vedi video sotto), ha infatti pompato a mille i nostri quattro eroi, che hanno affrontato la serata con uno spirito a metà tra il gladiatorio e il self confident, un po’ come se Russel Crowe nell’arena si fosse trovato davanti a Paperoga: grande fiducia nei propri mezzi e assoluta determinazione nel far divertire il pubblico. E questa bella sensazione, come da classica teoria dei vasi comunicanti, si è trasferita anche a tutti coloro che hanno partecipato alla serata: gente seduta per terra, telecamere della Rai che davano fastidio alle telecamere di CortoCorto, tempi ben misurati e la giusta alternanza tra rock e cultura.

Unica grave pecca della serata, la mia sconfitta nel quiz settimanale che mi aveva visto imbattuto: la domanda stile golden gol sul locale per donnine facili in via Frejus è stato un evidente golpe di Domenico Mungo, che in combutta con Giorgio Valletta ha deciso di sabotare la mia luminosa carriera di scassaminchia.

Ma non temete, miei cari, mi rifarò! E allora sì che si potrà parlare di una serata perfetta.

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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gen 10

Il Salotto di Mao - 10/01/09
(www.cortocorto.itpuntata numero unoin collaborazione con www.vitaminic.it)

Prendete un po’ di zucchero, due o tre patate, altrettanti pomodori, una tavoletta di cioccolato e un chilo di spinaci. Mischiate e mettete in forno per un’oretta.

Il risultato non sarà un granché, nemmeno se avrete fatto la spesa da Eataly. E questo perché quasi mai la qualità dei singoli ingredienti è garanzia di prelibatezza di una pietanza.

La stessa regola, ovviamente, va applicata a Il Salotto di Mao. Che, di solito, appaga anche i palati più esigenti con la sapiente alternanza di toni dolci e salati. Di solito, appunto, ma non sempre.

Sabato scorso, infatti, non è andata così, anzi. Bastava guardare le facce di chi era lì per rendersi conto che qualcosa non aveva funzionato a dovere: dalle labbra del pubblico si poteva quasi leggere un “mah…” di disappunto.

Dire a cosa fosse dovuta tanta delusione non è facile da comprendere, né tantomeno da spiegare. Sicuramente una fetta di colpa va attribuita a Jo Coltreni: il discografico della Semi, infatti, è parso più stucchevole del solito (e non è poco), nel ruolo di Enrico Ghezzi de’ noantri, coi suoi sproloqui che, questa volta, sembravano davvero perdersi in se stessi.

Per non parlare di Vittorio Cane… Anzi no, parliamone. Possibile che un cantante di una discreta fama non abbia niente, ma proprio niente, da dire quando gli si fa una domanda? Vederlo rispondere con monosillabi alle domande di Mao ha provocato in chi scrive una sensazione urticante che è perdurata per tutta la domenica (“è già tre giorni che è domenica…”). Altro che quell’“è andata bene, no?” con cui ha salutato dopo l’esibizione con il paziente Mao e i maliziosi Santabarba

Se ci aggiungiamo che persino il supremo Mario Congiu non ha saputo trasmettere tutta la passione che lo ha portato a esibirsi in un per altro impeccabile tributo a De Andrè, che il poeta Guido Catalano ha disertato l’appuntamento per altri impegni, e che il sottoscritto non ha ancora trovato un avversario in grado di preoccuparlo seriamente nel suo quiz settimanale “Chi vuol essere Domenico Mungo?”, beh allora la frittata è proprio fatta. E, con gli ingredienti sopra descritti, non c’è sicuramente da stare allegri…

Claudio Pizzigallo
 

 
 
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