Il Salotto di Mao – 09/05/09
(www.cortocorto.it – puntata numero diciassette – in collaborazione con www.vitaminic.it)
Claudio Pizzigallo
Il Salotto di Mao – 09/05/09
(www.cortocorto.it – puntata numero diciassette – in collaborazione con www.vitaminic.it)
Claudio Pizzigallo
Il Salotto di Mao – 25/04/09
(www.cortocorto.it – puntata numero quindici – in collaborazione con www.vitaminic.it)
Claudio Pizzigallo
Il Salotto di Mao – 18/03/09
(www.cortocorto.it – puntata numero quattordici – in collaborazione con www.vitaminic.it)
Claudio Pizzigallo
Il Salotto di Mao – 11/03/09
(www.cortocorto.it – puntata numero tredici – in collaborazione con www.vitaminic.it)
Claudio Pizzigallo
Il Salotto di Mao – 28/03/09
(www.cortocorto.it – puntata numero dodici – in collaborazione con www.vitaminic.it)
Claudio Pizzigallo
Claudio Pizzigallo
Claudio Pizzigallo
La casa. Il mondo delle piccole cose… le tue. Che ti aspettano sempre e che ti assomigliano come i cani ai padroni nella prima scena della Carica dei 101.
Anzi, a dirla tutta, non sono solo gli oggetti che riempiono la tua casa, ad assomigliarti. Sì, perché, a un certo punto, ti rendi conto che anche le persone che passano, si fermano e lasciano segni del loro passaggio a casa tua diventano parte della tua vita, delle tue abitudini. Della tua casa.
E la stessa cosa capita anche a Il Salotto di Mao. Che ogni sabato sera, al Fluido, diventa per qualche ora la casa di chi viene a trovare Mao e i Santabarba. E i loro ospiti, naturalmente.
Quelli abituali, innanzitutto. Come Domenico Mungo, che sabato ha imperversato, giustamente, in un’approfondita invettiva contro il peggio che c’è a casa (cosa) nostra, ovvero la mafia. Oppure come Antimusica, il ritardatario (categoria che non manca in nessuna casa) che non ha partecipato alle prove e che ha dovuto quindi improvvisarsi nelle vesti di attore che legge e non canta (non che in genere sia Pavarotti, ma tant’è…).
Ma anche quelli che sul divano metaforico di Mao non si sono mai seduti, e che all’inizio sono un po’ titubanti ma poi si sciolgono e si tolgono (sempre metaforicamente, per carità) le scarpe. E qui il riferimento è per Arsenio Bravuomo, che ha sostituito l’amico (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro) Guido Catalano, senza farlo rimpiangere affatto. Anzi, Catalano chi?
E infine, come in ogni casa, capita di accogliere i propri parenti. Azzeccatissima, quindi, la definizione che Mao ha affibbiato ad Ale Muner dei Brigata Torquemada: “nostro cugino”, ma fortunatamente non quello che conosce una mossa che se te la fa dopo tre giorni muori…
Insomma, come ogni sabato mi sono reso conto che al Salotto, tra una canzone e un quiz (vinto, as usual), tra una poesia e un monologo, ci si può davvero sentire come a casa.
Manca solo di mettersi a cucinare una spaghettata di mezzanotte. Ma, del resto, stiamo parlando del Salotto di Mao, non della casa delle libertà, dove – come dicevano al Pippo Chennedy Show – “facciamo un po’ come cazzo ci pare”.
Claudio Pizzigallo
Il Salotto di Mao – 28/02/09
(www.cortocorto.it – puntata numero otto – in collaborazione con www.vitaminic.it)
Mancava solo Trezeguet, sabato sera al Fluido. E sarebbe pure arrivato, se non fosse che fino alle dieci e mezza aveva un mezzo impegno all’Olimpico di Torino, e – sapete com’è – tra doccia, interviste e traffico non ce l’ha proprio fatta ad arrivare in tempo a Il Salotto di Mao.
Un vero peccato, perché l’argomento della serata era la Francia, materia di cui David è piuttosto esperto.
Ad ogni modo, la serata è stata tres jolie, ricca di coupes de theatre, e mi sono divertito beaucoup. Un bel risultato, se si considera che, a parte Pennac, Platini (entrambi di origine italiana) e pochi altri, a me della Francia piace ben poco.
Epperò il medley (pot-pourri?) La vie en rose – Lupin prima versione, splendidamente interpretato da Maya Giglio della Soulful Orchestra, in collaborazione vocale con Mat dei Santabarba, mi ha davvero emozionato. Così come Champs Elysees in stile NoFX (coi magici fiati di Ale e Ste della Brigata Torquemada), che mi ha riportato ai bei tempi andati in cui mi sentivo giovane e forte…
Poi, però, è arrivato le professòr Mungò. Che, in un editoriale come al solito per cuori forti, mi ha ricordato i recenti accordi coi transalpini circa il nucleare (con annessa gaffe del nostro premier). E, in un attimo, mi sono ricordato che, in fondo in fondo, il mio scarso affetto per i cugini d’Oltralpe qualche fondamento razionale ce l’ha.
Perciò, dopo aver agilmente vinto il mio quiz settimanale, sono scappato via prima del gran finale, mi sono diretto seduta stante (in macchina stare in piedi è difficile) al Consolato di Francia in via Roma, e lì ho atteso qualche minuto, finché dal mio stomaco sono usciti, in sequenza come un fulmine e un tuono, un rumore e un odore notevoli, e non del tutto gradevoli.
Dopodiché ho lasciato un bigliettino davanti all’ingresso, con su scritto: “E voi beccatevi le mie scor(i)e”.
Claudio Pizzigallo
Il Salotto di Mao – 14/02/09
(www.cortocorto.it – puntata numero sei – in collaborazione con www.vitaminic.it)
Quando facevo seconda media, l’insegnante di lettere ci affidò un compito piuttosto particolare. Ci disse di scrivere una pagina di diario del cuore, e aggiunse che poi avremmo dovuto leggerla davanti alla classe. Classe che, per la verità, era composta da pochissime ragazze, e da uno stuolo di maschi arrapati, casinisti e anche parecchio tamarri.
Logico, quindi, che, a parte le fanciulle, nessuno osò scrivere anche solo una riga, per paura di essere accusato di scarsa virilità. “Non vorrai mica fare quel compito da ricchioni?!” fu la reazione del mio amico Gaetano, quando gli confidai che, in effetti, io la volevo quasi scrivere quella pagina. Ma, davanti a un consiglio così aggraziato e profondo, rinunciai, aggregandomi al resto del gregge.
Il giorno dopo, al momento della resa dei conti (e dei compiti), la professoressa chiese se c’era qualcuno disposto a leggere il proprio elaborato di fronte ai compagni. E venne così subito a galla il rifiuto della preponderante componente maschile di lasciarsi trascinare in un compito così poco “da uomini”, nonostante in venti non avessimo i peli per coprire un mento.
Lei, però, non si scompose affatto. Essendo cresciuta in un quartiere di Napoli dove l’abbandono scolastico era la norma, non era affatto stupita da un comportamento così ostile nei confronti di un semplice compito. E, anzi, ci disse: “Ma quanto siete scemi? Possibile che nessuno abbia avuto l’idea di scrivere una roba come – Caro diario, scusa ma oggi non ho proprio voglia di fare niente, quindi non scrivo e mi metto a dormire?”.
Mi mangiai le mani per mesi, forse addirittura per anni, rimproverandomi di non aver avuto un’idea tanto semplice e al contempo tanto geniale, che mi avrebbe fatto prendere un bel voto e soprattutto guadagnare la sempiterna stima dei miei compagni di classe.
Per questo, anche se sabato non sono andato a Il Salotto di Mao, a causa di un romantico week end al mare con la mia fidanzata, non potevo proprio rinunciare al mio (e spero vostro) appuntamento settimanale su questo sito. E già che c’ero, ne ho approfittato per condividere il ricordo del più grande rimpianto della mia carriera di scrittore. Per ora, almeno.
Claudio Pizzigallo
Il Salotto di Mao – 07/02/09
(www.cortocorto.it – puntata numero cinque – in collaborazione con www.vitaminic.it)
“Di serate così non se ne vedono più, neanche in tivù”. È doveroso ricorrere a una citazione della sigla, per rendere l’idea del clima che si è respirato sabato sera a Il Salotto di Mao.
Per chiarirci, basti dire che persino il solitamente ampolloso Jo Coltreni è risultato incisivo e apprezzabile, nel suo comunque improbabile appello ai giovani affinché comprino più dischi e meno droga.
Sì, perché l’argomento della puntata erano appunto le sostanze psicotrope. E, a ben pensarci, non è da escludere che durante il soundcheck Mao e i Santabarba abbiano spruzzato qualche stupefacente nell’aria per meglio ammansire il pubblico. Sta di fatto che la spontaneità delle esibizioni di Mat, Gege e del Metal, ben supportati dagli spumeggianti Brigata Torquemada, ha stupito persino chi, come il sottoscritto, di loro concerti ne ha visti qualche centinaio.
Certo, un paio di errorini qua e là ci sono stati, ma sono serviti a rendere ancor più vivace una serata che ha lasciato dietro di sé una scia (o, considerato il tema, forse meglio una pista…) di entusiasmo e leggerezza che nemmeno l’acqua che aiuta a fare tanta plin plin.
Una citazione d’obbligo va poi a Estel Luz, la cui voce sempre ammaliante ha provocato effetti simili a quelli delle droghe citate nel loro intervento dall’inedito e spassoso duo Antimusica-Mungo, per gli amici Antimungo.
Insomma, prima di cadere in un elogio che puzza di piedi (leggi culo), un’ultima considerazione: ma non saranno l’energia e la spontaneità che solo certi live sanno dare a rendere ancor più difficile la vendita di alcuni dischi un po’ piattarelli e costruiti in laboratorio da equipe di scienziati della musica? Ovvero, per dirla con le parole di Coltreni, è ancora possibile che i giovani tornino a spendere soldi per i dischi e “la smettano di scaricarli su sto cazzo di eMule”?
Claudio Pizzigallo
Claudio Pizzigallo
Il Salotto di Mao – 17/01/09
(www.cortocorto.it – puntata numero due – in collaborazione con www.vitaminic.it)
Adesso vorrei una decina di milioni di euro, una villa sulla luna e l’elisir dell’eterna giovinezza.
Vien da esprimere desideri impossibili, dopo aver assistito, sabato scorso, a una delle puntate migliori de Il Salotto di Mao, sette giorni dopo il mezzo flop di cui si è parlato la settimana passata.
Sabato, infatti, tutto è filato via per il meglio: è tornato il sommo Catalano, Jo Coltreni è stato meno fumoso di altre volte, Cato ha elettrizzato, Paolo dei Fonz ha riverberato, e il professor Mungo ha scosso gli animi con un editoriale bello aggressivo, come piace a noi.
Secondo alcuni, parte del merito andrebbe ascritta al tema della serata, l’America, che ha tirato tutta la grinta e la passione fuori dai cuori di chi ha calpestato quei due metri quadri di palcoscenico. Ma la mia opinione è un’altra.
Secondo me, invece, ciò che ha fatto girare il delicato meccanismo nel verso giusto è stato un’insieme di cose, la principale delle quali è andata in onda qualche ora prima su RaiDue. La presenza a Scalo 76 di Mao e i Lasuaband, come da mantra ossessivamente ripetuto da Federico Russo (vedi video sotto), ha infatti pompato a mille i nostri quattro eroi, che hanno affrontato la serata con uno spirito a metà tra il gladiatorio e il self confident, un po’ come se Russel Crowe nell’arena si fosse trovato davanti a Paperoga: grande fiducia nei propri mezzi e assoluta determinazione nel far divertire il pubblico. E questa bella sensazione, come da classica teoria dei vasi comunicanti, si è trasferita anche a tutti coloro che hanno partecipato alla serata: gente seduta per terra, telecamere della Rai che davano fastidio alle telecamere di CortoCorto, tempi ben misurati e la giusta alternanza tra rock e cultura.
Unica grave pecca della serata, la mia sconfitta nel quiz settimanale che mi aveva visto imbattuto: la domanda stile golden gol sul locale per donnine facili in via Frejus è stato un evidente golpe di Domenico Mungo, che in combutta con Giorgio Valletta ha deciso di sabotare la mia luminosa carriera di scassaminchia.
Ma non temete, miei cari, mi rifarò! E allora sì che si potrà parlare di una serata perfetta.
Claudio Pizzigallo
Il Salotto di Mao - 10/01/09
(www.cortocorto.it – puntata numero uno – in collaborazione con www.vitaminic.it)
Prendete un po’ di zucchero, due o tre patate, altrettanti pomodori, una tavoletta di cioccolato e un chilo di spinaci. Mischiate e mettete in forno per un’oretta.
Il risultato non sarà un granché, nemmeno se avrete fatto la spesa da Eataly. E questo perché quasi mai la qualità dei singoli ingredienti è garanzia di prelibatezza di una pietanza.
La stessa regola, ovviamente, va applicata a Il Salotto di Mao. Che, di solito, appaga anche i palati più esigenti con la sapiente alternanza di toni dolci e salati. Di solito, appunto, ma non sempre.
Sabato scorso, infatti, non è andata così, anzi. Bastava guardare le facce di chi era lì per rendersi conto che qualcosa non aveva funzionato a dovere: dalle labbra del pubblico si poteva quasi leggere un “mah…” di disappunto.
Dire a cosa fosse dovuta tanta delusione non è facile da comprendere, né tantomeno da spiegare. Sicuramente una fetta di colpa va attribuita a Jo Coltreni: il discografico della Semi, infatti, è parso più stucchevole del solito (e non è poco), nel ruolo di Enrico Ghezzi de’ noantri, coi suoi sproloqui che, questa volta, sembravano davvero perdersi in se stessi.
Per non parlare di Vittorio Cane… Anzi no, parliamone. Possibile che un cantante di una discreta fama non abbia niente, ma proprio niente, da dire quando gli si fa una domanda? Vederlo rispondere con monosillabi alle domande di Mao ha provocato in chi scrive una sensazione urticante che è perdurata per tutta la domenica (“è già tre giorni che è domenica…”). Altro che quell’“è andata bene, no?” con cui ha salutato dopo l’esibizione con il paziente Mao e i maliziosi Santabarba…
Se ci aggiungiamo che persino il supremo Mario Congiu non ha saputo trasmettere tutta la passione che lo ha portato a esibirsi in un per altro impeccabile tributo a De Andrè, che il poeta Guido Catalano ha disertato l’appuntamento per altri impegni, e che il sottoscritto non ha ancora trovato un avversario in grado di preoccuparlo seriamente nel suo quiz settimanale “Chi vuol essere Domenico Mungo?”, beh allora la frittata è proprio fatta. E, con gli ingredienti sopra descritti, non c’è sicuramente da stare allegri…
Claudio Pizzigallo